Sirenetta

La fiaba di Hans Christian Andersen in un tautogramma

Sotto sconfinato specchio salmastro stavano sei sorelle sirene. Sedicenni, sirene solevano salire superficie, scopo scoprire sfera superiore.

Similmente Sirenetta semina suolo spugnoso, scivolando scala sommità. Sopraggiunto sospirato sbocco, scorta signorile scialuppa salpata. Si sentono schiamazzi sopraccoperta. Spostandosi, scorge splendido sovrano. Senza sceglierlo, sente scoccata sagitta svegliarla, spirito scuotersi sotto squame, sciogliersi sorta sapone. Scopre sentimento soave, sincero, senza spiegazione.

Subitamente, suono sordo, spaventoso. Supremo scroscio stempera sfera stellata, sfonda stiva, scrolla, sbatacchia, sventola, sconquassa, subissa scialuppa sino scagliare sovrano su superficie salata. Serpeggiando svelta, Sirena sèguita, salva suo signore, scortandolo sino spiaggia scogliosa. Sguardo sognante, sospira: sovrano svenuto, severo, senza scorgerla sta. Senza sciogliere sospirato schiocco, Sirenetta si separa secondo sua sorte.

Seguenti sere, sente sogno svegliare speranze: sfidare sua sorte sirena – spirare schiuma salmastra – smettendo scaglie. Sarò simile sovrano, specie sognante, sua sempre. Sirenetta sa Strega Sottomarina svendere soluzioni.

«Sottostò – si sente sussurrare – se sacrificherai sonorità.

«Seppure soffrirai sentendo spine squarciarti, – sbuffa sirena, stregua seduttrice –  sedurrai splendido sovrano: sposerà sua salvatrice, sarete soddisfatti. Salvo se sposerà straniera signora: sorgere sole seguente sposalizio, sarai spumosa sostanza.»

Sentimento significa sacrificio. Sirenetta sottoscrive scambio, speranzosa sorseggia sorta succo speciale, sapido sapore. Sente se stessa senza squame, senza suono.

Sicché soggiorna su suolo soleggiato. Sensibilizza sovrano, sperando scuoterlo, suscitargli sentimento. Si seguono spesso su spiaggia sabbiosa sotto sfera stellata, scalmanati, sfiniti, sorridenti: Sirenetta struggendosi, sforzandosi sostenere suo sguardo sì sublime, sognando stringerlo, svelargli sentimenti, sussurrargli storie; signore senza sentire sua sinfonia. Sicché suo sentimento senza sbocciare staziona.

Sorte sprezzante. Sovrano scopre straniera signorina scorgerlo sera scorsa su spiaggia, senza sensi: sicché scambia signora sua salvatrice. Sedotto, sceglie.

«Sì, si svolga sposalizio!» sentenzia sire sorridente, sbagliando sposa.

Sirenetta soffre senza sfogarsi. Silenziosa statua, silente sasso. Si sente smisuratamente sola. Saputa situazione, sue sorelle spalleggiandola studiano sotterfugio, supplicando Strega sciagurata.

«Serve spada!» sbotta saputella: sicché sirene scambiano setole setose.

«Sorella! – strillano – Sole sta sorgendo! Se suo sangue scorrerà, sopravvivrai! Sii saggia, scegli sodalizio, stringi spada: strangola sovrano!»

Sgomento. Sirenetta sente suo spirito spaccarsi.

Sii saggia… soppesa sardonica. Seppure sogni, sentimenti sì sanguigni, sì selvaggi, siano sordi! Sopravvivono saldi senza senno, senza sovrani, senza servitù, senza schiavitù. Sopravvento, sopraffanno spiriti, sovrani.

Sola, sorda, Sirenetta segue sponda. Sguardo, soffio sferzato, sgorga sale. Sorprende stormo serrato sciare solitario, sole sorgere su scogliera: semplice sollievo, supremo saluto. Spogliatasi, si solleva, si slancia – saffico sparviero – su sterminata superficie splendente, sommo salto, spirando schiuma salmastra.

ʍʍ La Spugna © RIPRODUZIONE RISERVATA

Sirenettaultima modifica: 2014-01-31T11:52:09+00:00da mirrh
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